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12/07/2015 | 18:15

Gli scavi archeologici in corso da tempo a Castro piano piano stanno restituendo i resti di una statua femminile di grandi dimensioni. Pezzo pezzo prende forma l'imponente manufatto forse dedicato alla dea Minerva.


Si tenta di ricomporre il corpo della Dea Minerva


Castro. Oggi è qualcosa in più di una ‘semplice leggenda’, di una storia raccontata dai nostri nonni quasi fosse una favola e tramandata di generazione in generazione. La ‘verità’ era nascosta a circa tre metri di profondità, in località «Capanne», nel centro storico della bella quanto affascinante Castro,   in un fazzoletto di terra che si affaccia sull'Adriatico,dove una campagna di scavo guidata dall'archeologo Amedeo Galati ha riportato alla luce i resti di una statua in pietra leccese raffigurante una figura femminile, sepolta lì ormai da secoli, anzi millenni. Quel busto di donna, ricoperto di terra, quel raffinato drappeggio della veste su cui sono rimasti tracce di color rosso porpora, quel manufatto considerato un unicum nel suo genere, la posizione – adagiata su un lato quasi fosse una vera e propria deposizione - hanno subito fatto gridare alla ‘scoperta eccezionale’: e se fosse la Dea Minerva quella emersa in tutta la sua maestosità?  
 
C’è quasi ‘timore’ ad affermarlo eppure tutti, esperti compresi, sono quasi certi di essere di fronte ai resti di quel tempio dedicato alla dea guerriera ricordato da Virgilio nell'Eneide. Gli abitanti del posto sanno bene cosa significa. Tutti coloro a cui è stato raccontato che il di punto di approdo di Enea, in fuga dalla città di Troia in fiamme, fosse Porto Badisco ora dovrebbe ricredersi, inginocchiarsi dinanzi alla storia. Insomma, all’indomani del ritrovamento non si parla più di ‘suggestioni’, ma di storia. L’Enea di Virgilio, o chi per lui, quel viaggio lo fece davvero, lo sbarco in Salento ci fu realmente e avvenne a Castrum Minervae.
 
L’opera di pregevole fattura, databile con quasi certezza al IV secolo A.C, assume così un valore quasi inestimabile. L’equipe di archeologi coordinata dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia, stanno lavorando ininterrottamente per tentare di ricomporre la statua, mossi dalla convinzione che i pezzi mancanti siano nascosti lì da qualche parte. E la terra sta restituendo un gioiello intriso di storia e mito. Dopo il tronco, è toccato alla mano destra dell’imponente manufatto, priva delle falangi, poi ad un braccio che combacia, tranne che per una piccola parte, con il reperto dell’arto rinvenuto poco prima. Manca la testa e la parte inferiore del corpo. Se l’impresa dovesse riuscire, le dimensioni intere della figura, compreso il piedistallo, dovrebbero sfiorare i quattro metri. 




Autore: A cura della Redazione

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